Uribu ,social network italiano di denuncia sociale

14 febbraio 2012

uribu

Se per te l’abbandono di un cane, il maltrattamento di un disabile, la sosta su uno scivolo del marciapiede o un semplice autista che non rispetta le fermate pubbliche e altri milioni di esempi sono azioni normali, chiudi pure questo sito. In caso contrario se credi che il rispetto, la giustizia siano fondamentali rimani pure e aspetta la nascita di Uribu.Poche parole bianche su sfondo azzurro,si presenta così  il primo social network italiano dedicato alla segnalazione di disservizi pubblici e privati.

Gli ideatori di Uribu sono 4 giovanissimi progettisti,di età compresa tra i 17 e i 23 anni,che si sono conosciuti sul web ed hanno deciso di unirsi nell’additare e denunciare online i trasgressori delle norme che regolano il vivere civile

A partire dal 10 dicembre, il sito – il cui simbolo sarà una civetta (dal francese ”hibou” che significa barbagianni,gufo) – sarà attivo a tutti gli effetti.

Il principio di funzionamento è presto detto:

qualsiasi utente regolarmente iscritto avrà la possibilità di pubblicare video, foto o qualsiasi altro documento in grado di testimoniare un disservizio o un’ingiustizia. Nella convinzione che la pubblicità negativa sul web conduca l’ente, l’azienda o il privato responsabili a provvedere quanto prima ad una risoluzione, così da salvare la propria reputazione.

Prima di ottenere l’adeguata risonanza su piattaforme più frequentate come Facebook e Twitter, ogni segnalazione sarà sottoposta al giudizio della community.

La votazione avverrà attraverso l’attribuzione di un numero variabile, da uno a cinque, “stelline”.

A spingere questi ragazzi a creare Uribu è stato decisivo  il successo riscosso dai segreti diffusi da Wikileaks e proprio come per Wikileaks gli ideatori pensano anche ad un sostentamento attraverso le micro-donazioni degli utenti con Paypal

I server costano ed  anche la gestione del sito, per quanto si cerchi di ridurre al minimo le spese

Uribu si rivolge a chi crede nella possibilità di un cambiamento…

Chissà che questa voglia di rinnovamento si diffonda a macchia d’olio!

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Cryptome ?

14 febbraio 2012

Cryptome

Creato nel 1996 dall’ex architetto John Young , Cryptome è  sconosciuto al vasto pubblico ma conosciutissimo da  grandi aziende come  Microsoft (che ha denunciato il sito per la pubblicazione non autorizzata  di un “manuale di spionaggio legale della Microsoft“)

Si tratta di un  sito concorrente di Wikileaks, che ha  recentemente pubblicato i manuali che usa la polizia per accedere ai dati degli utenti sui Social Network Leggi il resto di questo articolo »

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What’s happening ?

14 febbraio 2012

Twitter

“Non siamo un social network, siamo un information network”.

Michael Abbott, VP Engineering di Twitter,al Mobilize 2011

Twitter sta cambiando la natura delle notizie.

Il nome “Twitter“, deriva dal verbo inglese “to tweet” che significa “cinguettare”.

Tweet e’ anche il termine tecnico degli aggiornamenti del servizio di microblogging.

Ogni utente per comunicare dispone di 140 caratteri con cui condividere anche url su altre risorse della Rete. Leggi il resto di questo articolo »

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Socialbot VS Facebook 1-0

17 novembre 2011

Ladri di dati sensibili

4  ricercatori della University of British Columbia di Vancouver sono riusciti a sottrarre 250 GB di dati personali agli utenti di Facebook

Per effettuare la ricerca hanno rilasciato diversi “socialbot” (falsi profili creati a hoc con degli script) all’interno del social network

Il meccanismo è relativamente semplice, il “socialbot” prende il controllo dei profili degli utenti o ne attiva di fasulli, ed apre l’accesso ai dati personali dando la possibilità di eseguire attività come l’invio di messaggi o di richieste varie

In un periodo di otto settimane, 8.570 persone sono state contattate ,ottenedo  3.055  risposte

Complessivamente 46.500 indirizzi email e 14.500 indirizzi, sono stati sottratti dai ricercatori, che con questi dati hanno anticipato i risultati del loro studio in vista  della presentazione all’ ACSAC 2011 Annual Computer Security Applications Conference in Florida

Oltre alla facilità di sottrarre dati personali in modo quasi silenzioso,questa azione ha messo in evidenza quanto gli allarmi automatici del social network si siano dimostrati pigri…
I ricercatori hanno concluso che se un attacco di questo tipo fosse realmente messo in atto, il tasso di successo sarebbe dell’80%

Che dire,meglio non accettare “richieste di amicizia” dagli sconosciuti!

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Amazon in Italia

17 novembre 2011

Acquisti online

5.000 metri quadrati, l’equivalente di 4 campi da calcio, 3 chilometri di scaffali….

Il nuovo centro di Amazon si trova a Castel San Giovanni (vicino a Piacenza), ed è il  primo centro di distribuzione del gruppo nei confini del Belpaese,uno dei 17 previsti in tutto il mondo nel 2011 che va ad aggiungersi alla già presente rete di network  in Francia,Germania,UK

Un enorme centro logistico tutto dedicato a stoccare, gestire, spedire le merci,che il più grande retailer on line vende ai clienti italiani ed europei

Nel corso dell’inaugurazione Diego Piacentini,Senior Vice President International di Amazon.com ha sottolineato che l’apertura di questo primo centro di distribuzione italiano consentirà di velocizzare i tempi di spedizione in tutta la Penisola,da qui gli articoli  che vengono spediti dal nuovo centro di distribuzione di Amazon potranno raggiungere il 70% della domanda dei clienti italiani nel giro di 3-4 ore

Il Senior Vice President ha inoltre evidenziato le opportunità di lavoro che si stanno creando

L’obbiettivo è di superare la soglia dei 350 collaboratori entro Natale, posizioni contrattuali sia stagionali che a tempo indeterminato che si riferiscono a ruoli che vanno dal confezionamento e spedizione della merce fino al menagement

Il futuro della società di Seattle delineato da Piacentini,è che tra quattro anni su Amazon si potrà comprare praticamente qualsiasi cosa si trovi oggi sugli scaffali dei supermercati…

E se una volta ricevuto il prodotto non fossimo soddisfatti?

Le regole sono le stesse di qualsiasi acquisto: entro 10 giorni si può restituire senza nemmeno pagare le spese di spedizione (d.lgs 206/2005).

Cè però da rilevare che In Italia si compra ancora poco in rete,

Che sia per diffidenza,per  paura che la carta di credito possa essere clonata o semplicemente perché molti  preferiscono recarsi fisicamente nei negozi e

“toccare con mano”

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ARTPROJECT

20 ottobre 2011

Quando l’arte diventa virtuale

ARTPROJECT nasce dalla collaborazione tra Google Books per la digitalizzazione di un milione di volumi dalle Biblioteche nazionali di Roma e Firenze e Street view per la mappatura delle principali aree archeologiche italiane.

Grazie a questa guida virtuale si possono ammirare gratuitamente 1061 opere d’arte nei minimi dettagli con immagini ad altissima risoluzione ed possibile fare un tour a 360 gradi delle singole gallerie.

Tra gli aderenti attualmente ci sono il MoMA e il Metropolitan Museum (Usa), Tate Britain di Londra, la National Gallery di Londra,l’Hermitage (Russia), l’Altes National (Germania), il Thyssen e il Reina Sofia (Spagna), Versailles (Francia),gli Uffizi e molti altri.

A febbraio 2010, data del suo debutto, il servizio ha totalizzato 10 milioni di contatti in sette giorni e la creazione di più di 70 mila gallerie “private”.

Mario Resca direttore generale per la valorizzazione del Patrimonio Culturale presso il ministero dei Beni Culturali dichiara di essere orgoglioso di aver contribuito al successo di Google Art Project, in collaborazione con Cristina Acidini la soprintendente degli Uffizi attraverso la digitalizzazione della Galleria aggiungendo che dalla data del lancio di Google Art Project, sono cresciuti sia gli incassi sia i visitatori.

Dopo gli statunitensi i maggiori utenti di Art Project sono gli italiani,e la sezione Uffizi ad esempio è stata visitata virtualmente da oltre 1 milione e mezzo di persone

Sembrerebbe che la visita virtuale espandendo la possibilità di conoscenza possa incoraggiare e stimolare la visitita ai musei senza sostituire il piacere di “toccare l’arte con mano”.

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Tim,futuro di Apple.

6 ottobre 2011

steve jobs 1985

Una notizia per nulla inaspettata

Era l’agosto del 2004 quando il fondatore di Apple rendeva nota la diagnosi di  cancro di cui da quasi un anno era a conoscenza

Steve Jobs, il creatore di Apple si è spento mercoledì 5 ottobre al termine di una lunga lotta contro una rara forma di tumore al pancreas

Il 24 agosto,con una mail inviata ai dipendenti aveva rassegnato le dimissioni da chief executive officer

Ho sempre detto che se mai fosse arrivato il giorno in cui non fossi più stato in grado di rispondere ai miei doveri e alle aspettative come Ceo di Apple, sarei stato il primo a farvelo sapere. Purtroppo, quel giorno è arrivato”.

Ma ogni volta che le luci calavano sul palco del  Moscone Center a San Francisco eccolo lì, con la solita maglia nera a collo alto,i soliti jeans,il solito sorriso.

Steve Jobs passa il testimone  al suo direttore operativo,Tim Cook,che a causa delle precarie condizioni di salute di Steve era già allenato a stringere le redini dell’azienda di Cupertino.

E’ scomparso un grande innovatore.

Quale  sarà ora il futuro di Apple?

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SPAZZATURA DALLO SPAZIO

5 ottobre 2011

Spazzatura dallo spazio


Anche gli astronauti sono sotto emergenza rifiuti

Un recente studio rinnova l’allarme inquinamento… spaziale.

La  Roscosmos (Russian Federal Space Agency) ha pubblicato un’analisi secondo cui la stessa Russia, la Cina e gli Stati Uniti avrebbero il monopolio dei “rifiuti” lanciati in orbita, con la responsabilità di oltre 9 detriti spaziali su 10.

La leadership però spetta alla Cina,che tra rifiuti tradizionali e prodotti tecnologici ha prodotto negli ultimi anni una montagna di spazzatura,nel dettaglio pare che 4 detriti spaziali su 10 siano del Paese asiatico.

Ovviamente a Stati Uniti e Russia spetta il “merito” di immettere nell’orbita i restanti detriti

La Nasa invece afferma che il maggiore inquinatore è la Russia stessa e che anche Francia Giappone e India facciano la loro parte

Il resto del mondo si sparte quel  7% relativo alle varie co-partecipazioni alle missioni spaziali lasicando sul “terreno” satelliti abbandonati e pezzi elettronici e metallici che si trasformano in pericolosi proiettili.

Già nel 2009 si ebbe una evacuazione forzata dalla ISS, la Stazione spaziale internazionale, causata dall’arrivo improvviso di vera e propria immondizia elettronica a circa 250 metri dalla stazione orbitale tanto che i 6 astronauti si sono rifugiarono nella navicella Soyuz.

La situazione ha messo in evidenza, ancora una volta, come le missioni spaziali siano sempre più minacciate dalla spazzatura che orbita intorno alla Terra…

A quando la …raccolta differenziata?differenziata nello spazio

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Oggi parliamo di…Guerrilla Marketing!!!

26 settembre 2011

È la tipologia di pubblicità più interessante e creativa che ci sia

La  definizione”guerriglia marketing”è stata  coniata dal pubblicitario statunitense Jay Conrad Levinson nel 1984 nel suo libro omonimo  e indica una forma di pubblicità  non convenzionale e a basso budget ottenuta attraverso l’utilizzo creativo di mezzi e strumenti aggressivi che fanno leva sull’immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti finali.

Il messaggio pubblicitario è veicolato in luoghi e situazioni inconsueti per la pubblicità ‘classica’, in cui non ci si aspetta di essere oggetto di proposte commerciali e quindi SI VIENE COLTI DI SORPRESA

Arte ,creatività e mercato coesistono e si fondono

Uno dei primi esempi di guerrilla marketing è stato la leggenda metropolitana messa in rete, e da lì lanciata dagli altri media, in cui si parlava di quattro cineasti scomparsi in una foresta del Maryland nel 1994, di cui furono ritrovate le riprese a distanza di anni, e dopo poco uscì al cinema The Blair Witch Project – Il mistero della strega di Blair…

In Italia esempi di questo tipo di marketing sono stati gli exploit di Vittorio Cecchini, culminati nel gennaio 2008 con le 150.000 palline di plastica riversate sulla scalinata di Piazza di Spagna ,oppure la campagna

“Non accade qui, ma adesso” di Amnesty International, del 2007

Ma la Guerrilla Marketing non mette le sue armi solo al servizio del sociale, anzi: benché sia la preferita di Unicef, WWF e di tante campagne a favore dell’ambiente e della solidarietà, anche prodotti come il Mastro Lindo e serie tv come Lost, C.S.I. e Romanzo Criminale hanno scelto questo tipo di comunicazione

L’ingrediente essenziale è scioccare l’utente per sensibilizzarlo. E il fine giustifica qualsiasi mezzo…

Dai cartelli con il simbolo Nike posizionati sui cestini della spazzatura per invogliare i passanti a fare canestro con le cartacce anziché gettarle per terra fino ad arrivare a trovate come quella dell’Hard Rock Cafè di Nuova Delhi, che per sensibilizzare il pubblico a non bere alcolici alla guida ha sponsorizzato un’automobile interamente coperta da un telo nero che ha percorso le vie della città con la scritta: “Drinking Driving is as Dangerous”

Il perché di tutto questo?

Perché funziona e perché spesso le soluzioni estreme sono le più azzeccate…

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Dimmi chi sei e ti darò lo sconto!

20 settembre 2011

Il concetto è di spostare sul cellulare, facendo diventare il terminale un vero e proprio carnet di sconti, coupon e promozioni sempre più personalizzate. Un po’ quello che succedeva all’inizio del secolo ‘900 con i coupon da ritagliare dal giornale.

Il gioco è ormai chiaro a tutti. In cambio di sconti e facilitazioni alla cassa siamo disposti a comunicare all’esercente la nostra anagrafica e quindi le nostre preferenze di consumo.

Questo dato, anagrafica e preferenze di consumo, viene poi dato in pasto a software di analisi e statistica il cui prodotto finale sarà un nuova promozione taglia e cucita su misura per il consumatore.Le compagnie di marketing hanno ben chiari i vantaggi prodotti da questa nuova forma di comunicazione: raggiungere il cliente sempre ed ovunque risparmiando costi di stampa e di spedizione.

Il mobile couponing è sempre più usato negli Stati Uniti, specialmente tra le nuove generazioni. Secondo un recente studio realizzato da Honeywell, due terzi dei giovani americani, compresi tra i 18 e i 34 anni, sarebbero favorevoli a ricevere e utilizzare dei coupon con codici a barre tramite i propri cellulari.

Anche in Europa stiamo assistendo a una crescita dell’utilizzo del mobile couponing.

Honeywell, per esempio sta lavorando con alcune compagnie aeree, tra cui Lufthansa, sul tema del ticket mobile. Molte delle persone che oggi viaggiano in aereo non si preoccupano più di stampare i biglietti, poiché è molto più semplice averli sul proprio cellulare.

Poter mettere a disposizione dei potenziali clienti un codice a barre da acquisire con il proprio cellulare reca dei vantaggi enormi: da un lato l’azienda ha la possibilità di fornire quante più informazioni possibili per farsi amico il cliente, dall’altro lato il cliente vede questo mezzo di comunicazione come un sistema iterativo che rende ancor più “pregiate” le informazioni ricevute… oltre che il proprio cellulare! Il mobile computing si “appoggia” a questo per trasformare i nostri telefonini in ricettori di codici (inviati via sms, mail o acquisiti dall’utente con la fotocamera) che potranno essere mostrati nel punto vendita che effettua la promozione senza necessità di stamparli!!!

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